Per la Banca centrale europea le imprese italiane sono a rischio insolvenza

“Felice quinto anniversario dall’inizio della crisi finanziaria”. Lo ha augurato a tutti Simon Nixon, commentatore del Wall Street Journal, intervenendo ieri su Twitter. A cinque anni esatti da ieri, infatti, il gruppo francese Bnp Paribas bloccò tre suoi fondi d’investimento troppo esposti sul mercato dei mutui subprime statunitensi. Iniziarono così le turbolenze che avrebbero portato un anno dopo al fallimento di Lehman Brothers.
9 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 07:31 | 19 AGO 20
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“Felice quinto anniversario dall’inizio della crisi finanziaria”. Lo ha augurato a tutti Simon Nixon, commentatore del Wall Street Journal, intervenendo ieri su Twitter. A cinque anni esatti da ieri, infatti, il gruppo francese Bnp Paribas bloccò tre suoi fondi d’investimento troppo esposti sul mercato dei mutui subprime statunitensi. Iniziarono così le turbolenze che avrebbero portato un anno dopo al fallimento di Lehman Brothers. “Dove eravate voi quando arrivò la notizia che il mercato dell’Asset-backed commercial paper si era fermato?”, ha chiesto Nixon ai lettori.

Per la Banca centrale europea le imprese italiane sono a rischio insolvenza. Al complessivo aumento dell’incertezza dovuto alla crisi nell’Eurozona, “ha fatto riscontro un netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese da parte degli operatori” del settore bancario “misurato ad esempio dai tassi attesi di insolvenza, che sono cresciuti sostanzialmente nel periodo”. Lo ha scritto la Bce nel Bollettino mensile di agosto, esaminando l’andamento del finanziamento da parte del settore bancario alle imprese. “Tra i paesi più grandi dell’area dell’euro – si legge ancora – l’incremento è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche”. A maggio le insolvenze bancarie in capo alle imprese italiane hanno sfiorato gli 84 miliardi di euro. Rispetto all’inizio dell’estate 2011, periodo in cui sono cresciute le tensioni internazionali sul debito italiano, le sofferenze sono aumentate del 13,8 per cento, secondo la Cgia di Mestre.

E se non fosse tutta colpa delle banche? Se lo chiede l’economista Gallo. “Le imprese italiane dalla metà dello scorso decennio hanno fortemente rallentato gli investimenti annui – dice al Foglio Riccardo Gallo, docente della Sapienza – sia quelli tecnici, cioè materiali e industriali, sia finanziari per l’acquisizione di partecipazioni all’estero. Quindi non hanno potenziato le fabbriche italiane, non hanno industrializzato eventuali innovazioni, né si sono internazionalizzate”. E’ crollato anche il credito, però: “Vero, assolutamente. Ma perché le banche dovrebbero far credito se le imprese non investono? Gli istituti fanno intermediazione, devono restituire la massa del risparmio ai risparmiatori, quindi devono essere fiduciose che le imprese rimborsino, e per far ciò le imprese devono immettere risorse finanziarie nel ciclo produttivo per farle lievitare con investimenti”.

La frenata della crescita non deprime troppo le Borse e non aizza Lady Spread. I previsori della Bce hanno abbassato ancora le stime di crescita del pil dell’Eurozona del 2012 e del 2013, portandole rispettivamente a meno 0,3 per cento da meno 0,2 e a più 0,6 per cento da più 1. I listini del continente hanno comunque chiuso in sostanziale parità, con Piazza Affari a meno 0,08 per cento. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso in ribasso a 442 punti.

Goldman Sachs prende dal Tesoro italiano e poi scappa. I suoi dipendenti anti Obama. Venerdì scorso il ministero dell’Economia e delle Finanze – in ottemperanza al decreto “dismissioni” – aveva fatto sapere di aver individuato alla banca d’affari americana uno dei due “periti”, assieme a Société Générale, per la valutazione delle partecipazioni dello stato in Sace, Fintecna e Simest per l’eventuale cessione alla Cassa depositi e prestiti. Di ieri la notizia che la stessa Goldman Sachs nel secondo trimestre 2012 ha ridotto drasticamente (del 92 per cento) la propria esposizione sul debito italiano (da 2,51 miliardi di dollari a 191 milioni). Ai vertici di Goldman Sachs ha lavorato tra gli altri italiani Mario Draghi, attuale presidente della Bce, mentre il premier Mario Monti è stato consulente dello stesso istituto. L’agenzia Bloomberg, parlando della banca d’affari, ricorda invece che i suoi dipendenti quattro anni fa versarono i tre quarti dello loro donazioni ai candidati democratici, incluso Barack Obama. Quest’anno i contributi sono al 70 per cento destinati ai repubblicani e allo sfidante conservatore per la Casa Bianca Mitt Romney.